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19 novembre 2017 – 12:02 | Nessun commento

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Il CAMET partner di Auto Europa 2011 – 14 – 17 Ottobre

Inserito da il 12 ottobre 2010 alle 17:39Nessun commento

Anche per il 2010, la UIGA – Unione Italiana Giornalisti Automotive www.uiga.it – ha chiesto al CAMET di esporre una selezione di auto storiche durante la Manifestazione Auto Europa 2011 che si è svolta da venerdì 14 Ottobre a Domenica 17 Ottobre in Piazza Annigoni (dietro la Nazione). 

E’ stata una vera e propria kermesse di motori, con esposizione di supercars, corsi di guida sicura, simulatori di guida, anticipazioni delle nuove tecnologie.

Per il programma della manifestazione : www.vivalauto.it

Poiché il tema della manifestazione è “l’innovazione e la sicurezza il CAMET ha esposto 10 auto che rappresentano lo sviluppo delle tecnologia automobilistica dagli albori all’avvento della elettronica.

Inoltre, una selezione delle nostre ha partecipato alla parata di domenica pomeriggio nel centro di Firenze “scortando” l’auto che la giuria di giornalisti ha giudicato Auto Europa 2011 : la Alfa Romeo Giulietta. Bello l’accostamento della nuova auto con l’Alfa 1750 di Marco Masini.

 

Per la cronaca l’Auto Europa 2010 è stata la Peugeot 3008.

Sabato Pomeriggio  Roberto Loi – il presidente ASI – è intervenuto alla manifestazione in Piazza Annigoni con un workshop su “le normative per le auto d’epoca”, insieme a  Niccolò Bronzini, Francesco Giubbi e Antonello Biscini.  Il moderatore Diego Luigi Marin, giornalista UIGA.

Immancabile la visita dell’avvocato Loi al piccolo museo predisposto dal CAMET

Con l’occasione abbiamo distribuito i nuovi adesivi del club.

Ecco il testo che presenta le auto CAMET durante la manifestazione :

Tra le tante scoperte che la scienza e la tecnologia hanno reso disponibili durante il secolo scorso, è opinione comune che siano 4 i prodotti che hanno maggiormente inciso negli usi, costumi e nel modello di vita della gente. La Televisione, il Computer ed Internet hanno abbreviato/annullato lo spazio/tempo permettendo comunicazioni immediate e creando il “villaggio globale”, seppur virtuale, che ci circonda. Il quarto è – indubbiamente – l’automobile che – come mezzo di trasporto individuale – ha consentito a chiunque di raggiungere fisicamente qualunque posto.

Negli ultimi 110 anni, l’automobile – pur restando fedele ai suoi componenti di base : quattro ruote, sterzo, sospensioni, motore (finora ancora scoppio) e freni – ha subito un costante sviluppo tecnologico che ha portato dai primi mezzi pionieristici dell’inizio del ‘900 ai confortevoli e sicuri veicoli di oggi. Questo processo di evoluzione tecnologica non è stato però lineare ed è quindi possibile individuare dei “salti di discontinuità”, come modelli o metodi produttivi, che hanno decisamente influenzato i progetti successivi.

La carrellata nel tempo inizia agli albori del secolo scorso, con le prime applicazioni del nuovo mezzo che evolve da una sorta di giocattolo per ricchi in un mezzo di trasporto affidabile anche per i famosi “raid” di quei tempi. La ITALA esposta (modello 45HP) è analoga a quella che nel 1907, con l’equipaggio composto dal principe Scipione Borghese, il meccanico Ettore Guizzardi e Luigi Barzini inviato speciale del Corriere della Sera, vinse in 60 giorni il raid Pechino – Parigi, promosso dal quotidiano francese “Le Matin”.

Il primo conflitto mondiale consacrò – seppur tragicamente – l’automobile come indispensabile mezzo di locomozione e di trasporto. Della FIAT  TIPO 4 furono prodotti 684 esemplari dal 1910 al 1918.  Molti furono impiegati sul fronte bellico nella prima guerra mondiale. La Tipo 4 in particolare era impiegata dal re Vittorio Emanuele III per le visite al fronte e quindi immortalata in molte foto dell’epoca. 

Osservando le imbarcazioni, Vincenzo Lancia ebbe l’intuizione di abbandonare il pesante ed ingombrante telaio a longheroni che costituiva la base – fino ad allora indispensabile – dove i componenti dell’auto erano applicati (motore, sospensioni, carrozzeria, ecc.) a favore della carrozzeria portante, che fece il suo debutto nel 1923 con la prima serie della LANCIA LAMBDA.

Henry Ford, a Detroit, fu il primo a comprendere la grande potenzialità del nuovo mezzo come “veicolo di massa” ed inventò la catena di montaggio, poi divenuta un vero e proprio modello produttivo. In Italia, al termine del primo conflitto la FIAT era già la più grande azienda del settore e inaugurò l’innovativo stabilimento del Lingotto per la produzione in serie dei modelli di successo che motorizzarono l’Italia. Nel 1932 debutta una piccola vettura – la FIAT 508 – che il pubblico accoglie subito con entusiasmo adottandola con suo secondo nome “BALILLA” (di chiara derivazione dell’epoca). E’ l’automobile perfetta per l’Italiano medio. Fu la prima vettura italiana che superò i 100.000 esemplari prodotti. Ne uscivano dal Lingotto più di 250 al giorno.

Negli anni ’30, anche sotto l’influsso della evoluzione degli aerei, iniziò a farsi strada – anche nella progettazione delle automobili – lo studio della penetrazione nell’aria, la aereodinamica. Uno dei primi esempi è ancora una volta made in Italy con la LANCIA APRILIA, un’altra Lancia che avrebbe fatto epoca, tanto era innovativa per i tempi in cui fu concepita. Quando apparvero le prime Aprilia, nel 1935, i tecnici si mostrarono scettici. Anche il pubblico normale appariva un po’ sconcertato dalla linea difficile da digerire. Ma in breve, gli uni e gli altri cominciarono ad abituarsi e ad apprezzarla, tanto che  l’Aprilia sopravvisse alla seconda guerra mondiale e venne costruita sino alla fine del 1949.

 Negli anni del secondo dopoguerra, i carrozzieri italiani si imposero in tutto il mondo per la eleganza delle linee uscite dalle loro matite. La CISITALIA 202, disegnata da Pininfarina nel 1947, è certo l’esempio più significativo di “scultura in movimento” come è stata definita dal Museum Of Modern Art di New York – MOMA – dove è esposta in modo permanente.

La crescente potenza dei motori, soprattutto nelle competizioni, metteva in evidenza i limiti dei classici freni a “tamburo” che suppur di dimensioni sempre maggiori non riuscivano a sviluppare una superficie aderente adeguata alle nuove velocità, oltre alla difficoltà di smaltire il calore. L’evoluzione fu rappresentata dai freni a disco che fecero la loro prima apparizione in una vettura di serie con la JAGUAR XK 120 lanciata nel 1948 che, spinta da un 6 cilindri in linea  bialbero, era in grado di raggiungere una velocità massima di 120 miglia orarie (da qui il nome), pari a circa 200 km/h.  

 Arriviamo agli anni gloriosi delle corse su strada, dalla Targa Florio alle Mille Miglia, che portarono i bolidi e la velocità nelle strade di tutti i giorni, rombando a pochi centimetri dal pubblico entusiasta. Corse che consacrarono dei miti che restano per sempre nella storia dello sport automobilistico, su tutti Tazio Nuvolari, detto Nivola, il Mantovano Volante. Si correvano con bolidi blasonati (Ferrari, Porsche, Mercedes, Alfa Romeo) ma anche con la Fiat di tutti i giorni (Topolino, 1100, Balilla) o con bolidi semi-artigianali, costruiti in pezzi unici da specialisti che assemblavano ed elaboravano meccaniche di serie. Per ricordare questi micro-costruttori, ormai scomparsi, presentiamo una STANGA, costruita da quattro fratelli, Gianfranco, Camillo, Sandro e Mario Stanga, per correre proprio alle Mille Miglia. Il modello esposto fa parte di una serie di sette modelli unici.

Con il boom economico degli anni ’60, l’automobile divenne “di massa” e anche le classi meno abbienti – quasi sempre a fronte di una montagnola di cambiali – potettero scendere dalla Vespa e Lambretta per orgogliosamente salire sulla loro “utilitaria”. Furono gli anni delle Fiat 600 e 500 e delle Bianchine, ma anche delle Simca 1000, NSU Prinz, ecc, che tutti gli “over ‘50” ben si ricordano. Per ricordare le utilitarie degli anni del boom, il CAMET ha scelto un’auto particolare, tanto innovativa da non esser compresa all’epoca, almeno in Italia dove non riscosse successo anzi fu sommersa dalle migliaia di 500 e 600, ma che fu invece costruita in grandi volumi su licenza in Germania dalla BMW che, grazie alla Isetta, sopravvisse alla crisi del dopoguerra potendo svilupparsi nell’azienda che è oggi. La ISO ISETTA del 1954, la cui struttura e forma (a capsula con una unica portiera anteriore) rivela immediatamente l’origine aeronautica dei progettisti (Preti e Raggi del Politecnico di Milano). L’Isetta si rivelò anche inaspettatamente veloce e partecipò alle Mille Miglia del 1955 con quattro vetture e vinse la sua classe.

Arriviamo agli anni ’80 per ricordare un importante step nella evoluzione della tecnologia automobilistica, di enorme importanza nella sicurezza. La trazione sulle 4 ruote era stata utilizzata fin dagli anni 30 su mezzi concepiti per impieghi su terreni di scarsa aderenza o dove fosse necessaria una particolare trazione. La diffusione si ebbe, ancora una volta, come mezzo bellico con la celeberrima Jeep. Con l’affinarsi della tecnologia, si resero disponibili differenziali evoluti per trasmettere in modo fluido la motricità sulle 4 ruote (giunto viscoso). Era nata la trazione “integrale permanente”. L’applicazione al mondo delle corse fu immediata. Ricordiamo una regina dei rally di quegli anni, la DELTA INTEGRALE.