Le auto sono solo delle scatole di metallo?
Più o meno belle, o veloci o rare, ma sempre oggetti da
usare e poi gettare senza provare emozioni? Oppure possono divenire
delle compagne della nostra vita, spesso presenti nei momenti
lieti o tristi della nostra storia?
In
questo caso, il momento dell’inevitabile distacco per raggiunti
limiti di età diviene difficile, anche doloroso.
Ecco
la storia, una come tante, di una Innocenti Mini Cooper MK3 destinata
alla rottamazione ma che .....
Anni
’60. Anni di grandi trasformazioni.
Anni
indimenticabili soprattutto per chi, in quegli anni, era un teen
ager e che, di quel periodo magico, ha vissuto lo spirito di libertà,
i grandi sogni, le fantasie e le illusioni. Anni di serate con
gli amici, le compagnie, i primi balli, le prime "cotte"
e i primi baci, di nascosto nel corridoio della scuola durante
l’intervallo.
Anni
del liceo, con i libri raccolti da cinghie multicolori o portati
a tracolla nelle borse militari acquistate nei tanti mercatini.
I capelli lunghi ed i "basettoni", se mamma permetteva.
Ed i jeans Levi’s, gli occhiali Ray-Ban a "goccia",
gli scarponcelli di camoscio o le scarpe da ginnastica Adidas,
bianche con le strisce blu. Ci si spostava con i mezzi pubblici,
in bicicletta o con i motorini, i Garelli, i Beta, i primi Ciao.
A sedici anni, la Lambretta 125 o il "Vespone" che era
stato di papà e che era finito in fondo al garage con l’arrivo
in famiglia della prima quattroruote. Ai più fortunati
una scattante Vespa Primavera, rigorosamente bianca e con la marmitta
"ad espansione", o la Gilera 5 marce, grigia e nera.
Poi,
a diciotto anni, finalmente la patente B accompagnata dalle immancabili
discussioni in famiglia per poter prendere la Fiat 500 di mamma
per andare al mare la domenica o a ballare il sabato (pomeriggio!).
L’auto di papà, la Fulvia, la Giulia o la Fiat 1500,
quella era invece "intoccabile".
Poi
il decennio magico arriva al termine e gli anni ’70 si avvicinano.
Inizia
un periodo difficile, pieno di grandi trasformazioni e di drastici
mutamenti.
La
dolce musica dei Beatles si indurisce nel rock dei Led Zeppelin,
i canti al ritmo delle chitarre sull’amore e sulla libertà
si trasformano nei minacciosi cori delle manifestazioni del ‘68,
le multicolori giacche di lamé e le allegre camicie a fiori
si unificano nel verde militare dei giacconi "eskimo".
I basettoni crescono fino a divenire barbe alla "Che Guevara".
Le ballate e le canzoni intimistiche di De Andrè si sovrappongono
alle melodie di Gianni Morandi e ai virtuosismi di Mina. I genitori
non sono solo dei "matusa", privi di fantasia e di gioia
di vivere, ma divenivano dei simboli del vecchio e della resistenza
al cambiamento.
Proprio
in quegli anni turbinosi, Anna frequentava l’ultimo anno
di un liceo classico di Firenze. La maturità si avvicinava
con il suo bagaglio di ansie, nottate sui libri e stress per tutta
la famiglia coinvolta, suo malgrado, nella preparazione dell’esame.
Durante una delle cene in famiglia dove l’argomento principale
restava sempre l’approssimarsi della Grande Prova, il padre
di Anna formalizzò una promessa che era già nell’aria
da qualche tempo.
Se la maturità fosse stata superata con successo, ad Anna
sarebbe arrivata la tanto sospirata auto.
Non
la "solita" Fiat cinquecento, ma il premio per il grande
impegno di Anna sarebbe stata un’auto che era un mito, uno
dei sogni dei diciottenni (e non solo dei diciottenni) di quegli
anni….
Il
padre di Anna fu di parola e, tornati dalle vacanze estive in
Versilia, accompagnò Anna dal concessionario Innocenti
di Firenze.
Le
Mini erano là, in esposizione. Soprattutto Mini Minor,
una Mini Traveller con le rifiniture in legno. C’era anche
Mini Cooper MK2, rossa col tetto nero. Sembrava pronta a partire
per il Rally di Montecarlo. Bellissima ma, purtroppo, già
venduta.
La
Mini Cooper MK2 è un modello molto richiesto, ci sarà
da aspettare qualche tempo. Però, ne vale la pena, li rassicura
il concessionario, ad anno nuovo (il 1970) uscirà un nuovo
modello, la MK3, ancora più rifinita di quella esposta.
Affare
fatto. Ancora qualche mese di attesa ed ecco che Anna, piena di
orgoglio, può mostrare ai sui amici la sua fiammante "Innocenti
Mini Cooper MK3", appena uscita dalla fabbrica di Lambrate,
color sabbia col tettino nero.
La
meccanica è sempre quella, immutabile, della Mini. Il concessionario
aveva ragione. Nella MK3 sono sparite quelle antiestetiche cerniere
esterne e sono scomparsi i finestrini scorrevoli, sostituiti da
vetri finalmente discendenti. L’interno è praticamente
immutato, agli sportelli sono state aggiunte due ampie tascone
in plastica al posto di quelle in metallo della serie precedente.
Sono fortunatamente immutati i bellissimi cinque strumenti Veglia
Borletti che emergono dall’interno della plancia. Così
come il volante Hellebore, rivestito in pelle nera.
Il
quattro cilindri Morris, aste e bilancieri, col cambio inserito
all’interno del motore da cui parte un lungo leveraggio
sempre ostico da manovrare. La cilindrata è quella classica
della Mini Cooper Innocenti, 998 cc.
Le
Mini Cooper inglesi hanno adottato ormai da qualche anno cilindrate
maggiori, 1071 cc e 1275 cc. La Innocenti adotterà il motore
di maggiore cilindrata solo con le serie successive, dal 1972.
Che
soddisfazione per Anna, che di macchine se ne intende, guidare
la Mini Cooper!
Fin
dal momento di entrare in macchina, "accomodandosi"
sui quei sedili, a pochi centimetri da terra. Si gira la chiavetta
per accendere il quadro e l’orecchio va automaticamente
a cercare il sommesso tic-tic della pompa elettrica che riempie
le vaschette dei carburatori. Si tira l’aria. Sempre, anche
in estate. Solo se il motore è ben caldo, il Morris si
concede ad un avviamento non facilitato da questa manovra.
Un
secondo scatto della chiave d’accensione e il motore si
avvia col suo rombo caratteristico nella sua sonorità così
… roca. Poi, qualche rapido colpo sull’acceleratore
per scaldare il motore con la sguardo al pulsare della lancetta
del contagiri. E poi via, sgusciando nel traffico della città
o volando sulle ruotine da 10 pollici per le colline toscane.
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La
Mini Cooper MK3 di Anna appartiene ad una serie particolare, prodotta
dal febbraio all’ottobre 1970 in 4.879 esemplari. Per la
sua MK3, la Innocenti aveva infatti adottato i nuovi sportelli
senza cerniere della Morris ma, in una prima fase, aveva continuato
ad utilizzare un vetro unico, senza deflettori laterali. Solo
dalla fine del 1970, sulle MK3 Innocenti verranno inseriti i deflettori
e, di conseguenza, modificati il meccanismo della apertura della
portiere, con le maniglie interne incassate nel pannello.
Le Mini "Made in England" continueranno invece ad utilizzare
un vetro unico, senza adottare i deflettori, costosi e delicati,
e soprattutto meno indispensabili nel pallido sole del Nord Europa.
Passano
gli anni e Anna e la sua Mini sono inseparabili. La Mini l’accompagna
alla università, nei week end con gli amici, nelle domeniche
nel Chianti o nelle rapide scappate al mare.
Il
tempo scorre rapido. L’università finisce. Anna si
sposa, cambia casa, arriva una figlia. Arrivano altre macchine,
ma la Mini é sempre là, nel suo angolino in garage,
pronta ad accompagnare Anna a far la spesa, portare la figlia
a scuola o in palestra o per una scappata fuori porta. Mese dopo
mese, anno dopo anno, la Mini è considerata parte della
famiglia, presente e spesso partecipe dei momenti lieti e meno
lieti della vita.
Gli
anni passano, sono ormai più di trenta da quando la Mini
uscì lucente dallo stabilimento di Lambrate.
Adesso qualche acciacco traspare qua e la, qualche riparazione
rabberciata hanno reso la vettura non affidabile, non ci si può
fidare ad uscire fuori da Firenze.
Nella
carrozzeria, è apparso qua e là qualche punto di
ruggine.
Inoltre,
i bassissimi e filiformi paraurti della Mini hanno, con le dimensioni
delle vetture moderne con cui si devono confrontare, una funzione
puramente estetica.
Una
grossa Volvo, poi, forse memore delle sconfitte rallistiche che
le impertinenti Mini Cooper hanno fatto subire alle sue antenate,
ha lasciato una grossa fitta sul baule posteriore.
Il
meccanico Innocenti ha chiuso da molto tempo e quei benedetti
due carburatori invertiti SU HS2 sono così complessi da
gestire per chi non li conosce. Non si riescono a tenere in carburazione.
Si cambia qualche pezzo, si provano improbabili trapianti di componenti
Weber.
"Niente
da fare - sentenzia il meccanico - i pezzi non si trovano più.
La macchina va cambiata. Perché non approfittate degli
incentivi per la rottamazione delle auto non catalizzate?"
Adesso
qualche acciacco traspare qua e la, qualche riparazione rabberciata
hanno reso la vettura non affidabile, non ci si può fidare
ad uscire fuori da Firenze
Nella
carrozzeria, è apparso qua e là qualche punto di
ruggine.
Inoltre,
i bassissimi e filiformi paraurti della Mini hanno, con le dimensioni
delle vetture moderne con cui si devono confrontare, una funzione
puramente estetica.
Una
grossa Volvo, poi, forse memore delle sconfitte rallistiche che
le impertinenti Mini Cooper hanno fatto subire alle sue antenate,
ha lasciato una grossa fitta sul baule posteriore.
Il
meccanico Innocenti ha chiuso da molto tempo e quei benedetti
due carburatori invertiti SU HS2 sono così complessi da
gestire per chi non li conosce. Non si riescono a tenere in carburazione.
Si cambia qualche pezzo, si provano improbabili trapianti di componenti
Weber.
"Niente
da fare - sentenzia il meccanico - i pezzi non si trovano più.
La macchina va cambiata. Perché non approfittate degli
incentivi per la rottamazione delle auto non catalizzate?"
Allora
la Mini Cooper, rimane malinconicamente ferma in garage per uno,
due anni..... Poi quel posto in garage serve.
Per
di più, col 2002 la benzina rossa sparirà dai distributori
e la Mini - si documenta Anna - è una delle (poche) macchine
che richiedono costosi interventi per la modifica del motore per
utilizzare quella verde.
E
così la decisione - tanto a lungo rimandata - deve essere
presa ....
La
Mini Cooper color sabbia col tetto nero deve andare dallo sfasciacarrozze
che, impietosamente, ridurrà quel contenitore di ricordi
in un cubo amorfo di ferraccio.
Anna
non si da pace e chiede in giro. Non vuole soldi, vuole solo che
la sua Mini non venga "terminata".
Un
amico suggerisce : " perché non chiedi a quelli del
club delle auto d’epoca, magari a loro può interessare
? "
Una
telefonata ed il contatto è fatto...
No,
il club non agisce come vendi-macchine però, visto che
Anna non vuole soldi, il segretario del Club suggerisce di metterla
all'asta di beneficenza che si tiene tutti gli anni tra i soci
del Club, durante la cena degli auguri di Natale.
Il
ricavato servirà per comprare i giocattoli che verranno
regalati ad un ospedale pediatrico di Firenze per il giorno della
Befana.
Detto fatto: la Mini Cooper viene tirata fuori ( ... a spinta
... ) dal garage, spolverata e fotografata.
Durante la cena, le foto della prossima rottamanda sono proiettate
col PC....
La
Mini Cooper appare con tutti gli acciacchi dell’età
ma anche con tutto il suo fascino ...
Il
segretario del club, correttamente, non nasconde i problemi. Si
vede però che la stoffa è buona però... c'è
"solo" da lavorarci un bel po’.
Le
offerte …. in spirito di privacy sono per scritto…
Circolano foglietti...
Tra
i commensali ce n'è uno che la riconosce... non Lei in
particolare ma riconosce e ricorda il Lei, con la sua faccetta
inglese nascosta dietro i danni dell'età, uno dei sogni
proibiti della sua gioventù.
Così
la penna corre sul foglio... così tanto per fare... pochi
soldi in più del prezzo base d'asta.
Tanto-
pensa il nostalgico - chissà quanti offriranno più
di me... "
Comunque
è fatta...
Il
foglietto va nel mucchio delle offerte.... che non è un
gran mucchio, anzi è un mucchietto. D’altra parte,
anche ad occhio, si comprende che il costo del restauro sarà
ben superiore al valore della macchina. Molte penne rimangono,
così, nel taschino della giacca....
E
così un incredulo nostalgico si trova - tra gli applausi
- neo-proprietario di una Innocenti Mini Cooper MK3 color sabbia
del 1970.
Qualche
settimana per formalizzare il passaggio di proprietà che
è stato suggellato dalla solenne promessa ad Anna che non
solo la macchina verrà conservata con la massima cura ma
anche che, non appena il restauro sarà terminato, Anna
e la sua famiglia verranno invitati - per primi - a vedere i risultati
del lavoro.
La
Mini viene quindi nuovamente spinta fuori dal garage e, non senza
difficoltà, messa in moto e trasferita da un meccanico
finalmente esperto che ha completamente smontato i maltrattatissimi
carburatori SU e ha revisionato la meccanica. Non è stato
necessario aprire il motore che ha percorso "solo" 115.000
chilometri e che gira allegramente.
Indispensabile
invece una attenta verifica ai freni Lockheed, gli anteriori a
disco con servofreno, e allo stato delle classiche sospensioni
Hydrolastic, rigide ma efficientissime. Una visita dal tappezziere,
che ha sostituito le parti più deteriorate degli interni,
e poi una lunga sosta dal carrozziere per un accurato "phace
lifting" e la sostituzione di quei particolari deteriorati
dal tempo e dall’uso.
La
reperibilità dei pezzi di ricambio che sono comuni ai modelli
inglesi è relativamente facile. Molto più complessa
si è rivelata la ricerca di quei pezzi e dettagli della
carrozzeria che erano esclusivamente "Made in Innocenti".
Per questi sono state indispensabile le visite ai mercatini e
le innumerevoli telefonate agli inserzionisti di pezzi di ricambio
nella riviste specializzate. Proprio una delle tascone in plastica
degli sportelli, che con l’uso si era rotta, si è
rivelato il componente difficile più da trovare. Utilizzate
solo dalla Innocenti e per pochi anni, queste tascone sono state
molto richieste per la loro fragilità e sono rapidamente
scomparse dei magazzini. Finalmente, con l’ennesima telefonata,
ecco la tascona comparire presso un ricambista di Napoli, nuova,
ancora con l’imballo Innocenti!
Pur
lasciando immutato il corpo vettura e la meccanica, gli ingegneri
di Lambrate erano intervenuti in molti particolari sulla Mini
inglese prodotta a Lambrate su licenza Morris. L’obiettivo
era quello di ingentilire la spartanità originaria della
vettura disegnata dal geniale Issigonis per renderla più
gradita al pubblico italiano, trasformandone la percezione da
auto utilitaria, seppur geniale, a quella di vettura un po’
snob che "piace alla gente che piace". Così la
pubblicità Innocenti di quegli anni enfatizzava questo
carattere di esclusività (…"guarda chi c’è
nella Mini"…., …"non desiderare la Mini
d’altri"…).
Nel
1970, la Mini Cooper MK3 costava lit. 1.307.000, l’unico
accessorio era la vernice metallizzata a lit. 22.000. Le vetture
dell’epoca comparabili alla Mini Cooper per cilindrata,
non certo per l’appeal, erano decisamente più economiche.
La nuovissima Autobianchi A112 costava lit. 980.000, la Fiat 850
Special Lire 870.000, la Simca 1000 berlina Lit. 844.000, la Ford
Escort Lit. 873.000, la Renault 4 Export lit. 860.000. In famiglia
Innocenti, la Mini Minor era invece più a buon mercato,
lit. 998.000. Nessun accessorio a richiesta !
La
validità del prodotto e la politica Innocenti si rivelarono
efficaci e, sempre nell’anno in cui fu immatricolata la
Mini di Anna, la casa di Lambrate raggiunse il 3.3 % del mercato
italiano superando molte case straniere : Renault, Citroën,
Ford, Volkswagen e Peugeot.
Oggi,
la Mini che ha accompagnato Anna per trentadue anni, è
tornata fiammante come quando uscì dalla fabbrica di Lambrate
nel 1970 e, quando non viene portata a sgroppare nelle strade
del Chianti o del Mugello, può riposare nel garage, amorevolmente
coperta da un telo, in compagna di altre vetture d’epoca.
Ognuna
di queste con una storia da raccontare, una storia che si fonde
con quelle dei proprietari che le hanno guidate e dei momenti
storici e sociali in cui sono state utilizzate.
Ogni
vettura può raccontare una storia diversa ma tutte con
un momento in comune. Quasi tutte le auto d’epoca che gli
appassionati restaurano e conservano hanno infatti vissuto un
momento decisivo. Il momento in cui una vettura, inevitabilmente
destinata alla demolizione o all’abbandono, viene notata
da un "appassionato" che, spesso a dispetto di calcoli
di convenienza economica, decide di salvarla e di continuare a
farla vivere, tenendo vivo con essa il ricordo di un’epoca.
Fonti
:
Libro
: "Mini – il design simbolo di una generazione –
i primi quarantanni " Giorgio Nada Editore
Manuale
Uso e Manutenzione Mini Cooper MK3 edizione 7.70
Riviste
: Quattroruote dell’epoca ( ed. Domus). |